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IL
CATALOGO |
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| SIZ
editore |
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21x29,7 – 48 pagine |
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Legatura: brossura cucita |
| Prezzo
al pubblico euro 10,00 |
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Perché riproporre oggi un uomo
del 1800? Ha un messaggio per la gente del terzo millennio?
Davanti a un personaggio della statura di San Daniele Comboni,
la risposta è certamente positiva: aveva l’Africa nel cuore
e l’autorevolezza per portare tutti nel cuore dell’Africa.
Comboni è stato un profeta e, come tale, era ben radicato nel
suo momento storico ma anche contemporaneo del futuro.
Daniele Comboni, bresciano di
nascita, veronese di adozione, membro dell’Istituto Mazza e
del clero diocesano, a Verona studiò lingue (inglese,
francese, tedesco e arabo), in vista della missione. Giovane
prete di 26 anni, partì per l’Africa con la spedizione
missionaria organizzata dal Mazza. In seguito sarebbe
ripartito altre sette volte, in un crescendo di impegni e di
responsabilità. Costante fino al traguardo finale: morì a
Khartoum, Sudan, a 50 anni, il 10 ottobre 1881.
Comboni è stato un uomo-ponte
fra Europa e Africa. Perché la missione è sempre un percorso,
uno scambio, un viaggio, sulle strade del mondo per arrivare
al cuore delle persone, ovunque esse siano, in qualunque
situazione si trovino. Comboni e gli altri missionari vi hanno
portato il Vangelo, che vuol dire amore, dignità, libertà,
sviluppo, speranza.
Egli non ha subito la missione,
ma vi è entrato creativamente con il “Piano per la
Rigenerazione dell’Africa”, allo scopo di “Salvare
l’Africa con l’Africa”. Ha portato in Africa famiglie di
missionari: l’Istituto Missioni Africane, le Pie
Madri della Nigrizia e numerosi laici, europei e locali.
Si è votato a far “causa comune” con gli Africani,
dapprima come semplice missionario e poi come Vescovo
dell’Africa Centrale, affrontando a viso aperto la schiavitù,
sempre con un’unica passione nel cuore: “Africa o morte!”.
Nel XIX secolo Comboni pensava
ai 100 milioni di Africani redenti dal Sangue di Cristo,
motivo sufficiente per dare la vita senza riguardi, senza
riserve. Oggi, cento cinquant’anni dopo, sono oltre un
miliardo gli Africani, che hanno bisogno e diritto di
conoscere Cristo Salvatore e di accedere ai benefici di un
vero progresso tecnico che assicuri un’esistenza degna di
esseri umani, e li faccia protagonisti della propria crescita
come persone e come comunità. Per avere esito, tale
missione deve essere “cattolica”, con il coinvolgimento
di tutte le forze: della Chiesa e dei governi, della società
civile, di persone e istituzioni…
Era Comboni un
sognatore? Certamente sì! Ma con il coraggio di Dio! Con
la certezza che “le opere di Dio nascono e crescono ai
piedi del Calvario… Io muoio, ma la mia opera non morirà!”
Su questo itinerario spirituale si arriva molto alti nella
santità di Daniele Comboni, che Giovanni Paolo II gli ha
riconosciuto il 5 ottobre 2003, dichiarandolo “insigne
evangelizzatore e protettore del Continente Nero”.
La storia ha dato ragione a Comboni. Egli ebbe fiducia
nell’Africa, la chiamava la “perla bruna”. I motivi di
speranza in un futuro migliore per l’Africa ci sono. Comboni
vi ha creduto. E noi con lui!
Ci crede Rivela, con un
gesto di speranza. La mostra su San Daniele Comboni “Cento
Cuori per Amare l’Africa”, realizzata dall’Associazione
e ospitata nel contesto del XXXI Meeting per l’Amicizia fra
i Popoli, è un’eccellente iniziativa congiunta e
condivisa. L’Africa e Comboni vi sono presentati con dignità e
competenza. La Famiglia Comboniana ringrazia cordialmente gli
ideatori, realizzatori e sostenitori della mostra. Il lavoro
realizzato è in linea con il Piano di Comboni, il quale
auspicava un’immensa catena, un global network, in
favore dell’Africa.
Padre Romeo Ballan
Missionari Comboniani –
Verona |